mercoledì, febbraio 28, 2007
Listen here
Every man wants to be a macho man
To have the kind of body always in demand
Joggin' in the mornings, go man go
Work up to the hill's top, muscles grow
La vita del negoziante continua a non fare per me. Mi lascio troppo andare alla filosofia e progetto uno sterminio umano random, senza alcun bersaglio preciso. Alla fine del quasi mese a bottega, le migliori prestazioni da segnalare sono ad opera di questo insieme di discutibili personaggi:
Limbo dei pre-scocciatori
Ragazzo prog
Giovine diciannovenne che vive solo di banco del mutuo soccorso e le orme. Si veste come fosse uscito dal 1969. Egli passa mattina e pomeriggio in loco, non esce dal quartiere, ha seri problemi di relazione sociale. Spesso e volentieri in compagnia del fedele ipod, pur sostando dentro e fuori dal negozio, non comunica ma è solito canticchiare a voce abbastanza alta motivi di un tempo che non ritorna (e per fortuna aggiungerei io!). Problemi vari familiari, no future, omofobia latente, disagio giovanile e non attitudine al lavoro.
Madre del ragazzo prog
Ex tossica con passati punk-dark-wave. Sembra essere separata in casa dal marito. Che campa lei ed il figlio prog. Quando passa in negozio lancia un bacio in direzione di una stampa raffigurante il cantante del Bauhaus. Molto meno molesta del figlio prog
Pandoro e Panettone
Madre sessantacinquenne e figlia quarantenne zitella al seguito, con stesso taglio di capelli. Impossibile immaginare una senza l’altra. Zie di ragazzo prog. Solitamente passano tutti i santi giorni alla ricerca della moglie del mio socio. Figlia quarantenne zitella ha una grande passione per Elvis…
Carrozziere cinquantacinquenne sfasato
Altro personaggio eccelso che si esprime tramite sole battute e freddure esclusivamente in romanaccio. Sebbene cinquantacinquenne dimostra una dozzina d’anni di più. Vive di film del mondezza e di AS Roma Calcio, oltre che in una dimensione tutta sua.
Vecchietto gobbo
Passa tutti i giorni, ricurvo, nella speranza di trovare e fare complimenti vari alla moglie del socio. Distinto e demodè. Innocuo, comunque.
Tutta questa gente non apporta quasi alcun sostegno alla sopravvivenza dell’esercizio. Non c’è nessuno di cattivo per carità, ma dovrebbero pagarmi per fare il telefono azzurro a quattrocchi. Tutti questi individui pasturano avanti e indietro complice una precedente gestione eccezionalmente tollerante e disposta a sentire i cazzi altrui. La totalità della gente disperata sopraccitata dovrebbe devolvere un obolo settimanale per il nostro servizio di recupero derelitti.
Scocciatori in stand-by
Tossica che passa tutti i giorni. Età indefinibile ma distrutta come un pezzo di carta vetrata di dieci cm quadrati che ha carteggiato tutto il Pantheon. Un paio di volte è entrata, chiedendo degli orecchini in vetrina, di cui ovviamente non sapevo il prezzo. Fermo con la mia idea che gli scocciatori si palleggiano alle alte sfere, le ho detto di passare al pomeriggio quando avrebbe trovato chi le sapeva dire il prezzo.
Scocciatori a tutti gli effetti
Coppia di ragazze sorridenti che arrivano presentandosi per nome e dandoti la mano e che ti vogliono assolutamente dimostrare quanto sia utile passare alla carta di credito american express. La più parlante delle due è stata capace di attaccare una pippa di 8 minuti esatti senza interruzione. Il mio totale disinteresse per la questione, tuttavia con sorriso sforzato, l’ha fatta desistere solo al dodicesimo minuto.
Ragazza afona e sorridente che si è presentata per nome, dandomi la mano. Essa voleva assolutamente lasciarmi un telefonino de La
Nemico pubblico numero uno
Vedo entrare questa specie di colosso enorme ed arcuato, quarantacinque anni, vissuti male. Faccia deforme ed enorme, denti qua e la. Un mix di boris karloff e lurch degli addams. Parte dritto verso il banco dove io albergo al computer. “Ciao come va, tutto a posto?” - “si grazie” – “ma non ti ricordi?” – “no, non ti ho mai visto, forse avevi parlato con qualcun altro…” – “aha… (silenzio)”. Si appoggia al banco e mi fissa. “ho un mixer… (silenzio)” – “???” – “lo vorrei vendere” – “???” – “è bello, ma non ha le lucette come quelli di oggi” – “ perché, è vecchio?” – “no è recente… (silenzio)” capisco che l’attrezzo umano paratomisi di fronte deve aver qualche problema presente o passato con la chimica e la farmaceutica. Applico la linea della fermezza della DC nel 78 e continuo a dar più retta al computer che a lui. Mi terrà impegnato una decina di minuti tra mutismo e scarse informazioni sul suo mixer e si accomiaterà con la mia promessa che sentirò in giro se a qualcuno serve un mixer senza lucette. È probabile che il colosso di rodi sotto psicofarmaci un giorno entrerà di soppiatto al negozio e mi sodomizzerà con il mixer che non sono riuscito a vendergli. In questo caso niente fiori per me ma solo napalm su garbatella.
sabato, febbraio 17, 2007
Day by day your hands are used
To build a world called decadence
So shut your eyes close your ears
Close your mind and perish with the multitude
Avete presente la nuvola dell’impiegato, protagonista di diverse gag della saga dell’eroico ragionier Ugo? Comincio a sospettare che ce ne sia una anche propria dei poveri e scalcinati discografici ardecore-pank.
Parte prima: viaggio nel bel mondo della meccanica
Dicembre 2006: la quattroruote del sottoscritto, dopo aver subito un simpatico intervento a qualche valvola del metano, per la modica cifra di 280 euri, inizia ad avere strani problemi di difficile diagnosi per almeno tre meccanici. Si surriscalda stranamente e poi si spegne. Rimane ferma (in condizioni solitamente che ci vorrebbe l’intervento di Daltanius per salvarmi dal linciaggio…) per almeno dieci minuti e poi riparte come se nulla fosse. I tre meccanici non sanno trovare il problema, pur se nel 2007 il meccanico attacca un cavetto da qualche parte ed un diavolo di computer trova il grattacapo. Queste gag si ripetono, facendomi saltare il concerto di un mio socio da fuori, facendomi fermare in mezzo alla Colombo tra file di macchine e conducenti bestemmianti e fan di Baglioni che peregrinavano verso il palaeur, o in mezzo alla piazza del paesello. Continuando a subire questi inconvenienti vari e senza trovare pace, un bel giorno la macchina inizia anche ad andare malino. Un nuovo conciliabolo di meccanici, vari ed assortiti sancirà che la testata è andata. Al decimo giorno senza macchina, il meccanico me la riconsegna con testata nuova. Forse conscio del fatto che ci ha messo vagamente tanto a ridarmela, la macchina si presenterà persino pulita come la hall dell’Hilton e con gomme dei tergicristalli nuove. Io mi riprenderà l’ordigno su strada e consegnerò 400 euri al prode che l’ha salvata. Dopo un giorno si accende quella spia che segna un difetto di carburazione e strani consumi. Gliela riporto per farmela tarare nuovamente, stavolta dura solo 15 minuti, tra attesa e collegamento computer. Passano bel altri due giorni. Piove. Molto. E tira vento. Decido di osare ed andare verso la metropoli con potente mezzo, che tanto è nuovo fiammante e che potrà mai succedere. Al momento di massima attività di Giove Pluvio, proprio quando consideri che il miglior amico dell’uomo non è il cane, ma i tergicristalli…PPPENG. Tergicristallo destro schiattato. Morto fulminato. Dopo altri trenta km, dal superstite iniziano a pervenire rumori metallici che non fanno ben pensare. Abbandono la macchina al mio meccanico-dj preferito per andarla a riprendere 4 ore dopo con u bellissimo motorino nuovo magneti marelli per la modica cifra di 150 euri. Sulla strada del ritorno la spia della carburazione si accenderà per non spegnersi mai più.
Parte seconda: death before acaro
Fine gennaio, la socia: “ho un prurito strano qui ed anche qua, dormo male, blah blah blah”. Da quel giorno, casa non fu più la stessa. Al culmine della caccia al parassita, dopo aver dato la colpa al gatto, al treno ed a manitù, si è passato alle maniere forti. In un primo momento la socia si è lavata con ogni sostanza perniciosa per se, l’ambiente, gli altri e magari anche gli acari. Il prurito rimaneva. In tutto ciò, venivano anche fatte a settimana una media di 4 lavatrici in loco ed il doppio a casa della madre della socia. Il gatto veniva rimosso coattamente e portato dal veterinario per almeno un paio di volte. Il dermatologo incassava fior fiore di quattrini per visite da venti minuti, prescrivendo costosi detersivi/igenizzanti/creme/balsami etc. Giunti ad un paio di domenica fa, primo mio giorno di riposo casalingo dopo due settimane all’insegna del pendolarismo, venivo IO rimosso coattamente dalla socia e sua genitrice, che;1) rimuovevano con me, coattamente, il gatto, confinandolo in una stanza della maggione dei suoceri non ufficiali 2) rimuovevano TUTTE le cibarie dalla cucina 3) gasavano con bombole mefitiche tutta casa 4) lasciavano il napalm fare il suo corso per 4 ore 5) tornavano, lavavano e pulivano tutto con vaporetti ed olio di gomito, e rimettevano a posto il tutto. Morale della favola; gatto ormai pronto per il centro di igiene mentale, il sottoscritto sfollato, in compagnia del televisore nel suo giorno unico di fancazzismo, schiavo del tubo catodico per 12 ore ed ovviamente il giorno dopo stavamo come prima.
Passata una settimana, ormai anche io iniziavo a sentire pruriti. E dire che prima ero tranquillo e mi dovevano far il solletico con le piume sotto ai piedi per sentire qualche cosa. La mia socia ha iniziato a lavarsi ormai mattina e sera, tutti i giorni, evitando casa a pranzo. Giunti al weekend, ci si prepara ad un nuova soluzione finale per l’acerrimo nemico invisibile. La cibarie viene raccolta tutta e pronta ad un nuovo trasporto. Stavolta si procede a imbustare anche tutti (TUTTI) vestiti e panni di ogni genere, per lavarli come una tempesta di fuoco per purificare. Siamo in una guerra santa, se non ve ne foste accorti.
Non riusciamo a gasare nuovamente casa per correre all’appuntamento dalla dermatologa, ma intanto tutto è pronto ad una nuova soluzione finale. La dermatologa ci esamina, non si scompone per tatuaggi black metal sbagliati e sancisce che non abbiamo niente se non un allergia dovuta al precedente gasamento. Lasciamo 50 euro al luminare, continuiamo a grattarci e torniamo a mettere a posto tutta casa.
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Altri eventi clue dell’ultimo periodo
1) sono andato a vedere
2) La domenica della mia cacciata da casa, alla sera il suocero si è presentato con un occhio pesto rosso/nero e chiuso, causa bastonata ricevuta da un cliente moroso da oltre tre anni. Questo giusto per chiarire le idee sul mondo dei lavori idraulici/muratura e sul fatto che prenderli, i soldi, non è sempre cosa sicura…
3) mi sono comprato un disco dei Coroner dopo che venti anni fa li avevo venduti per comprare dischi degli Exploited. Se ne fanno di cazzate certe volte.
Taluni conoscenti ed altri lettori di questa divina commedia dei reietti del soa-blog mi chiedono che ne è dell’idolo delle folle Pazuzu. In realtà, da quando si è messo su un tempo non da generale inverno, ma comunque nemmeno da maniche corte, il nostro eroe si è chiuso dentro il suo fortino e praticamente non ne è venuto più fuori. Un giorno discutendo tra vicini circa la mancanza del gas, la madre se ne uscì dicendo che il figlio teneva acceso il phon vicino al letto per scaldarsi prima di andare a dormire. Se uno aveva qualche dubbio sullo stato mentale della famiglia tutta…
In questo momento il Pazuzu padre sta dandoci sotto con il trapano. Si, certo il bricolage è una gran bella cosa, ma magari farlo non alle 3 del pomeriggio di sabato assicurerebbe meno mortacci scagliati in sua direzione dal vicinato.
In altro conciliabolo di vicinato, stavolta sull’allacciamento dell’acqua, altro vicino ics mi confidava, anche lui perplesso, che intorno alle 4.30 del pomeriggio l’operaio dell’acqua suonava alla Pazuzu family. Pazuzu himself veniva fuori dopo due minuti dalla citofonata, in pigiama. Alla richiesta di firmare per l’allaccio alla rete, Pazuzu si rifiutava con il motto “io non firmo niente”. Tornato a casa, evidentemente il nostro genio chiamava il genitore masculo e dopo altri 3 minuti ritornava in strada, cercando di fermare l’operaio, per firmare. Sempre in pigiama, ovviamente. Questo è il poco che è trapelato di recente. È anche un po’ che non sento i cradle of filth…
venerdì, febbraio 09, 2007
you go on playing with people's lives
using their minds, you want total control
stay in line
anihilation
annihilation th judgement day
armageddon armagedon are you going to let them blow you away?
Riassunto delle puntate precedenti, agevolato
Lavoro.negozio. Pendolarismo.no salario. No future. Gna-gna.
Riassunto delle puntate precedenti per chi non ama la sintesi
Due settimane fa, tra me e la mia socia mettevamo insieme in totale un mezzo occupato più prossimo alla miseria che all’occupazione vera e propria. Come per magia ci siamo trovati tutti e due occupati più o meno da un giorno all’altro, a distanza di tre giorni. La mia socia, dopo secoli di peripezie lavorative e soprattutto non lavorative è giunta ad un, si spera, proficuo quanto noioso posto di lavoro NON per i genitori, NON per lo zio d’America, NON perché voleva fare la velina ed ha imitato
D’altro canto, le mie altre conoscenze altolocate mi hanno assoldato non per risoluzioni strategiche varie ed assortite, ma per fare il bottegaio aggratis a mezza giornata, nella speranza che i tempi cambiano e qualcuno si interessi alla musica, varia ed assortita, come le risoluzioni strategiche. Questo comporta un mio re-inserimento nel mondo dei più, quelli vivi. Ossia metro, autobus, treni. Comporta anche stare appresso ai clienti, che solitamente sono stati liberati dal cottolengo, ovviamente senza una lira. Avevo giurato “mai più in un negozio di dischi”, ed invece son qua. Non ci credevo prima e non ci credo manco adesso. Bisogna essere sinceri sin da subito. No future.
Tanto per far conoscere il sopraccitato esercizio commerciale bisogna darsi una mossa e far banchetto. I miei datori di lavoro, come me del resto, optiamo per una linea non punk-hc. O perlomeno non più di tanto. Nel senso che io sono arrivato a 15 anni di onorato servizio con 5000 euri in tasca e non è che uscivo tutte le sere e c’avevo il naso tipo il folletto come certe varie conoscenze. E’ anche vero che io non amo il lavoro, quindi non è che mi sia impegnato più di tanto. Non amo più granché quello mio, che ho voluto con tutte le forze, figurarsi tutti gli altri. Quindi qualche lacuna nel mandare avanti un etichetta punk-hc che non produce i succo marcio ed i moravagine c’è di sicuro. Ragion per cui si tira giù tutto il dark-goth-kraut-new wave- folk apocalittico- qualcosa di anni
Il mondo è strano. Ed io non c’ho mai capito un cazzo. Avrò finito così i miei “pensierini” quante volte negli ultimi 4 anni? Mah…