venerdì, novembre 24, 2006
Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé !
Contre nous de la tyrannie
Ma due botte a Segolene non giele dareste? Fossero così tutte le cinquantatreenni ci metterei la firma su capello grigio, panza e femore fratturato.
In un moto temporalesco notturno, il nostro bel cortile antistante la magione è diventato simile alle paludi in cui Rambo sguazzava in Vietnam. Per uscire mi metto le scarpe che uso per stare nell’orto e giunto alla macchina le cambio per immettermi nell’alta società con consoni calzamenti.
La palude è un’altra di quei piccoli fatterelli di poco conto da far presente al capocordata oggi pomeriggio alle 17.30. Insieme al fatto che manca sempre il gas, l’acqua potabile, il telefono che ci metteranno con il prossimo governo, che io ero solito dormire in tour vicino al Capoccia, ma adesso mi sarei rotto le balle e che dio è sempre un elemento poco simpatico. Ma da Nostradamus quale sono, sarà tutto un sorrisi e parla-parla alle spalle. Ai tempi miei… manganello ed olio di ricino al capocordata. Oppure un viaggetto in Siberia di sola andata, per la par condicio. Fate vobis. In ogni caso, già prevedo una nuova perdita di tempo e rottura di coglioni, noi ci faremo il sangue amaro un altro po’, ed il capocordata se ne andrà a casa pacifico, magari anche addormentandosi credendo di essere un benefattore. Se avessi poteri stile poltergeist, da mo’ che sarei andato a tirargli i piedi nottetempo, che belzebubba se lo porti via per una gamba.
C’è un atmosfera decadente nell’aria; un aria che fa presupporre un imminente tracollo. Voi non la sentite? Beati voi. Io mi sento un avvoltoio a dieta appollaiato sulla spalla destra. Si lecca anche il becco. C’ho gente scontenta intorno. Mai uno che stia a posto. Mah… Ed in verità anche io inizio ad essere meno serafico. “C’è puzza di morteeeeeehehhe” cantavano i Carcinoma: chi se li ricorda I Carcinoma? Beh, spaccavano i Carcinoma…
----Pausa di un giorno----
Come Nostradamus predisse, l’assemblea è stata l’ennesima perdita di tempo. Un ora e mezzo a surgelarsi e ad aspettare un pseudo-geometra del comune (di quelli che hanno pure ficcato al gabbio meno di un anno fa… tra parentesi) che non è arrivato, tabelle catastali consegnate e, come se non bastasse, anche viste su parete tramite proiettore (i potenti mezzi della ditta fantozzi/filini & co.). Promesse di gas, luce, telefonia e vita felice all’orizzonte. Mancano solo donnacce e cocco. Inizio a pensare che le nostre riunioni siano né più né meno assimilabili a quelle di scientiology. Ha presenziato stavolta e per la prima volta un Pazuzu abbastanza giù di tono, prontamente sedutosi al mio fianco. Niente di delirante da annoverare sul taccuino. Inizia quasi a starmi simpatico, il principe dei reietti.
La cronaca odierna invece registra l’impantanamento nella guazza antistante casa del Nissan Patrol dei suoceri, quello con cui una tantum presenzio ai concerti a Padanolandia e la gente pensa che ci ho fatto i soldi a vendere i dischi degli Abstain. Dovrei arrivare in monopattino di seconda mano, donato dalla Caritas, per rendere le idee chiare agli illuminati del punk.
Nell’aiutare la mia socia nella realizzazione di un dolce, mi sono distrutto un paio di dita chiudendomele tra i manici dello schiacciapatate, spezzato in due dalla mia poderosa forza Louferrignesca. Il mio silenzio e la totale assenza di alcuna bestemmia/imprecazione/grido di dolore non faceva assolutamente capire agli astanti che in realtà mi ero fatto un male boia e per la verità non sono nemmeno riuscito a usare la mano in alcun modo per dieci minuti abbondanti, tremando per il dolore, con tanto di sudarella fredda e palpitazione scombussolata. Eh, già perché per decisione politica io non do fastidio. “Ma allora che cazzo scrivi tutte ste pappardelle?”. Beh, in realtà io mi lamento poco. Ed il lamentarsi non è di per se un lamento, ma sono un qualcosa di colorito che tiene vivi. Se c’avevo i soldi, stavo bene, ero contento,
Continuando a decurtare i vari interpreti dalla lista di Amici Miei, se fossi in Gastone Moschin, inizierei a credere ad una moltitudine di divinità per assicurarmi un post-vita tranquillo.

martedì, novembre 21, 2006
what I've known
never shined through in what I've shown
never be
never see
won't see what might have been
La sarabanda mistica dei neo-accasati continua imperterrita. Di fronte casa proseguono serratamene i lavori per l’acqua; serratamene per quanto possono lavorare 3 persone in 8 ore. È tutto uno scava-scava, leva e metti, togli e sposta in un cubitale gioco dei quattro cantoni con cumuli di terra di
Pazuzu secondo me è entrato in loop pescatorile e quindi mentre io dormo, lui pesca e mentre lui dorme, io mi faccio i cazzi miei, quindi, mi dispiace cari miei ma non ho alcune news sul più amato tra i reietti. Così a pelle, posso subodorare che abbia ammollato a qualcuno l’huski perché non lo si vede più in giro. Ad ogni modo, da segnalare che ieri
Dopo almeno dieci anni di latitanza dalla piazza ho presenziato ad un paio di manifestazioni contro la famigerata Turbogas. Certo che se dobbiamo stare a vedere le cifre, due-tremila persone che manifestano per qualche cosa che farà male a 300mila all’incirca, forse ci meritiamo che sta cazzo di centrale ce la mettano nel giardino di casa.
La prima delle due, sebbene avesse un carattere vagamente sinistrorso, si è svolta senza bandiera politica alcuna, con presenze di tutti i generi politici e non, dai sindaci e loro tirapiedi di destra, ai fricchettoni post 68 e 77. Arrivati alla fine manifestazione in piazza, i sindaci e loro tirapiedi si sono uniti ai tre-quattro fasci piazzaroli (non pervenuti alla manifestazione, albergavano già in loco…) e li hanno salutati con “non ce la facevo più co’ ste’ zecche del cazzo”; detto da un sedicenne pelato avrebbe il suo senso, ma da un over quaranta vicesindaco e lampadato, mah che dire… La seconda delle due, prevedeva un concentramento e poi una fiaccolata. Ho presenziato alla prima e disertato la seconda perché ho dei seri pregiudizi sulle fiaccolate. Ad ogni modo, se da una parte si stagliavano bandiere di comunisti italiani e rif.com, dall’altra presenziavano il territorio quelle nere di ex missini non meglio identificati. In mezzo ai due estremi nessun’altra sigla. Strana convivenza. O tempora o mores.
lunedì, novembre 13, 2006
onore e gloria sempiterna a o' zappatore!
giovedì, novembre 09, 2006
I could be right
I could be black
I could be white
I could be right
I could be wrong
I could be white
I could be black
“E che ci vorranno? Due settimane al massimo…”. E come storia insegna è passato un mese da quella solenne promessa all’assemblea condominiale e di impianti del gas nemmeno l’ombra. Solo che un mese fa stavamo in maglietta e quasi in calzoncini, mentre adesso sto con due felpe ed una maglietta a maniche lunghe, e c’ho pure freddo. Di scavi per mettere bomboloni condominiali nemmeno l’ombra, ma i soldi nostri per la messa in opera la cooperativa l’ha intascati. Non fa una grinza. Freddo a parte, per fare una doccia a casa dei suoceri bisogna ormai prendere il numeretto e mettersi in fila; ragion per cui io attendo quella giornata di sole una volta a settimana per farmi una doccia tiepida al tramonto. Quello che coniò lo slogan politico-sociale “l’omo ha da puzzà” è evidente che avesse avuto delle grane con una qualche cooperativa, poco ma sicuro.
Il fronte Pazuzu è sul tranquillo andante, ormai sono meno spaventato dalla sua figura, il problema è in realtà la logorrea, poveretto. Al primo freddo, il nostro esemplare ricercato si è infilato in cappelli di lana e piumini che lo fanno assomigliare all’omino della Michelin, come Ambrogio Fogar ed Armaduk (cazzo bisognerebbe fare un gruppo black metal e chiamarlo Armaduk…) solo che, ricordo, siamo nel basso litorale laziale… Pazuzu ha rimediato un cane husky, che praticamente gli si è infilato dentro casa di sua spontanea volontà. Alla seconda settimana, la famiglia Pazuzu ha deciso di non poterselo tenere. Cosicché alle 9.20 del mattino il giovine Pazuzu mi suona alla porta e per mettere sul piatto il fatto che deve trovare qualcuno a cui piazzarlo, organizza una perifrasi della durata di 40 minuti, passando dal nuovo dei Cradle Of Filth (che non gli è piaciuto) alle sue cagionevoli condizioni di salute (artrite e non so cos’altro; oltretutto Pazuzu peserà 40 chili all’incirca. In pratica è il cane che pascola Pazuzu…), tentando, per fare breccia nella mia maggione di piazzarmi un cd copiato degli Slayer, ma grazie al cielo, da bravo fan ho già tutto originale in doppio formato ed azzarderei anche in duplice copia di qualche titolo. Pericolo sventato per la giornata.
Per il resto, rimesto nella torpidità del poco fare, o meglio del poco fare di carattere remunerativo. Ma la remunerazione non è tutto, per fortuna. Grattacapi di carattere familiare da pelare come patate, ma senza pelapatate, a mani nude. Fate un po’ voi.
Hanno consegnato le case di fronte; adesso le terrose strade non asfaltate che ci circondano sono un brulicare di 4 ruote di ogni tipo. Compresi i soliti escavatori e benne varie che vanno e che vengono, facendo lavori a ritmo lillipuziano, nella miglior tradizione tricolorostica.
Per la serie “gli animali prendono il carattere del padrone”, dopo insistenti richieste da parte del nostro gatto senza nome ad uscire in giardino, alla fine, ed un po’ a malincuore (almeno io) ci siamo risolti di aprirgli le porte della libertà, gradualmente. L’altro ieri un’uscita di mezz’ora, ieri un paio di volte in differenti momenti, etc. Fino a che c’è da esplorare, il nostro quadrupede felino, si muove furtivamente, quatto quatto, al rallentì (scusate il termine demodè) …fino a che oggi non ha visto la gatta di cognata non ufficiale. Dopo soffiate e tentativi di zampate i due si sono rincorsi fuori del giardino. Ho dovuto intervenire direttamente per soffocare i desideri riottosi del felino di casa e rificcarlo dentro casa. Al passaggio della gatta di cognata non ufficiale, il nostro, ormai sigillato tra le quattro mura, iniziava nuovamente ad avere tic nervosi, si inerpicava sul vetro della finestra sulle zampe posteriori, picchiettando animosamente e spasmodicamente con quelle anteriori… Insomma, asocialità felina a pacchi, ereditata dal sottoscritto. Chevvidevodire…

mercoledì, novembre 01, 2006
Once I had a love and it was a gas
Soon turned out had a heart of glass
Seemed like the real thing, only to find
Mucho mistrust, love's gone behind
Weekend all’ombra della Madunina concluso. Girato posti, visto gente, comprato qualcosina, mangiato come porchi, presenziato a concerti. Tutta roba ormai non convenzionale per me a parte il mangiare come porchi.
A conti fatti era un anno e mezzo che non capitavo per un centro sociale. E non ci capitavo non perché sono solito passare in wine bar o club scambisti, ma semplicemente perché non capito affatto. È anche un po’ consolante rivedere facce amiche, gente che conosci da ormai una quindicina d’anni. Si invecchia sulle stesse note, nessuno svolta più di tanto… non so se lo spirito continua, ma due risate non te le leva nessuno, almeno quelle. Ho come l’impressione che la mia di generazione ardecore sia stata meno abbattuta dalle avversità della precedente e per questo ancora presente; se penso ai miei primi concerti non è che ci fosse tutto questo veteranesimo in giro. Immagino che gli old school ne avessero viste di cotte e di crude e si fossero levati dalle balle, provati dalle asperità degli anni 80 e incalzati da sandy marton, tiffany, taffy e tracy spencer. Nel 1989 andai a casa di uno dei cosiddetti attuali veterani, nonché sedicente scrittore artista punk a farmi vendere un suo vecchio disco in compagnia di altri tre amici. La sua band era sciolta da due anni ma lui sembrava totalmente un pesce fuor d’acqua. Ascoltava un gruppo sfigato che si chiamavano Timbuck3, ammesso che qualcuno se li ricordi a parte i Timbuck3 stessi.
Invece ora ci sono un tot di iper trentenni ancora attivi o perlomeno presenti, strana cosa… Tutti quelli con cui ho parlato sabato partivano da un minimo di 26-27 fino ad arrivare a torinesi et friulani doc over 40.
Giro per negozi di dischi di gente conosciuta e constato sempre più che i dischi si tramutano in vestiti. Cosa per me deprecabile che poi mi vesto con gli stessi vestiti di dieci anni fa, a parte le scarpe che mi si consumano ben prima, purtroppo. Però oltre alla mia testa pelata porterò nella bara la felpa dei cro mags del 1991, quella degli eye for an eye del 1992, la maglietta dei nuclear assault comprata del 1988 e quella degli slayer del clash of the titans dell’89. Voi che cazzo di portate quella della Lucky13? Sfigati senza dio.
Riemergo dal mercato di Senigallia con copia di nuovo libercolo di philopat, prima della sua uscita ufficiale addirittura. Lo compro e lo metto in libreria. Non è che ho sta grande voglia di leggerlo, sono un po’ nauseato forse. Non sono entusiasta. Si pontifica troppo a parer mio.
Allora investo in ennesimo libro della Boogaloo in cui inglesi mezzi ubriachi si picchiano selvaggiamente per almeno due volte in ogni pagina del libro. Questo ancora mi diverte. In un mese ho letto 5 libri sugli hooligans e ne ho altri 5 che mi aspettano. Picchiarsi è divertimento. Anzi, gli altri che si picchiano è divertimento. Io sono peace ma senza love.
Al ritorno dal salone del gusto ci tocca un ora di fermo in autostrada, causa incidente grave. Ma dio squilibrato, ma nel nord che risplende si fanno della autostrade progettate da gente laureata al cottolengo? Mah… Dire che la milano-torino è una discreta merda è essere bugiardi, perché tale arteria è una grandissima merdaccia. Applausi scroscianti.
Non riesco a focalizzare su altro. Se non c’è Pazuzu a darmi forza e ispirazione, questo blog si affloscia come Gabriel pontello dopo 8 ore di lavoro. Working class siamo noi, gente dura senza eroi…
