s.o.a. records

martedì, maggio 31, 2005

http://www.storewars.org/flash/index.html

ho visto la luce...

postato da Il Male De Roma 07:30 |

lunedì, maggio 23, 2005

something that still hurts me inside

deep into my heart & my mind...

 

il fastidio/dolorino interno che coltivo dall’incidente di palestra di ormai un anno fa si riaffaccia. probabilmente coltivo un alien che prima o dopo si affaccerà al mondo aprendomi il torace come una cozza. potrei anche crepare come raybiez da un giorno all’altro scoprendo poi che altro non era che una polmonite mal diagnosticata; sarebbe molto hardcore.

nel mentre che aspettavo Mc. il giovedi mattina alle 4.30 (la premiata ditta è in cassaintegrazione ergo, le domenica per breve periodo sono diventate giovedi…) mi son soffermato a leggere o meglio dare un occhiata alla rivista da edicola che più si potrebbe avvicinare al genere musical-attitudinale di cui mi occupo da qualche lustro. ebbene, mi son cadute un po’ le braccia. perché tutti sti gruppi stanno in posa come stoccafissi efebi? perché sono tutti simili a dei transessuali rock’n’roll ? perché sono tutti simili l’uno all’altro ? perché leggi le loro interviste ed un colloquio con un bambino di tre anni è più interessante ? perché hanno tutti il braccio destro tatuato a colori ? perché, perché, perché ?

giunto alla mia maggior età punk-hardcore (ossia che entro breve festeggio i 18 anni di ascolti seri) forse mi viene da chiedere se non fosse stato meglio rimanere metallaro invece che vedere questo scempio, mannaggia al papa crucco.

tornando from stazione termini la gentile mi porta un simpatico flyer circa una questione che lei sa che mi punge sul vivo; trattasi di questo: http://www.dispenseronline.it/servizi/1346.html . ciò è il chiaro segno che le forze del male capitalista si adoperano per la distruzione della tradizione culinaria e culturale. già vedo la popolazione partenopea, sotto i vessilli della regina margherita, insorgere e fare scontri contro l’esercito del franchising, bieco distruttore capital-autoritario. insorgere bisogna. fare qualcosa bisogna; dagli ustascia ai khmer, ai tupamaros a milizia christi, arruoliamoci da qualche parte e facciamo esplodere sto cazzo di mondo.

postato da Il Male De Roma 08:30 |

martedì, maggio 17, 2005

buy, buy, buy

you just got paid

buy, buy, buy

what will you pay with

pay, pay, pay...

 

carico di spirito antropologico vado incontro a questa nuova avventura: l’outlet di valmontone. visti i tempi non maturi per essere bui ma sulla buona strada per esserlo, la parte femminile della quasi famiglia decide che per fare nuovi acquisti si necessita di nuovo sito, dove spendere poco è l’imperativo. e così sia. vengo assoldato per fare l’autista, vista anche la conoscenza della strada. per arrivare in un posto dove si spende poco si impegna un ora (di andata e altrettanto di ritorno) 53 km segnalati dalla guida michelin. e così sia. la campagna romana-pontina-e poi nuovamente romana offre comunque buoni scorci e il tragitto, sebbene funestato da un traffico di tir su strada ad unica corsia, non viene a noia. arrivati all’altezza dell’inizio del paese, superata l’uscita dell’autostrada roma-napoli le indicazioni appaiono chiare: fashion district, gira a destra. primo tendone "cristo è con noi", secondo tendone "cristo è fede". tira una strana aria a valmontone. la strada comunque ha tutta l’aria di essere stata fatta per il simpatico outlet. dopo un paio di case di 80 anni fa diroccate, e gruppuscoli di pecuri brucanti, mi viene su un ghigno e come las vegas ci appare questa prodigio del libero mercato all’americana. la mia aspettativa non era nemmeno così funesta come è la realtà. il posto è enorme. stranamente il parcheggio non è dirompente. l’entrata/uscita è unica, tipo fortino, tipo forche caudine. se esci senza buste verrai segnalato come nemico del popolo della new economy. e probabilmente avrai un incidente sulla via del ritorno. come il simpatico posto che sorge sulla via pontina attaccato agli ex studi cinematografici delaurentis, l’architettura del posto è balzana. ricorda molto il centro dei paesotti tedeschi ricostruiti nel dopoguerra. strade pedonali, case nuove, panchine nel centro della strada. inoltre hanno dei colori pastello veramente anni 80. la pulizia sa molto di nord europa. la fasullaggine di un posto così sa invece di pacco all’italiana. il fatto che sia lunedi mattina e non ci sia quasi nessuno mi fa immaginare che per reggere un posto come questo, con un quasi centinaio di negozi di tante griffe, almeno di pomeriggio debba strabordare e al sabato gangs di compratori si fronteggino portafogli alla mano. portafogli appena comprato ovviamente. le commesse, per una buona totalità sono delle feregne (col la doppia e alla ciampinese). tutti i lavoratori hanno meno di 25 anni. i lavoratori da meno di 25 anni sono indice di salario medio di 4 euri all’ora, tanto per intenderci. solo un signore baffuto, in un negozio per gente giacca e cravattata va per i 45, non potresti mica mettere un giovine con il mullett e l’orecchino al sopracciglio a vendere cravatte in un posto che si chiama fellini ?!? new economy ok, ma tutto ha un limite. il giro dura un paio d’ore in cui madre e figlia entrano ed escono di negozio in negozio, io entro do un occhiata alla commessa, riesco ed aspetto fuori. tutte le coppie o crocchi di avventori hanno una busta, almeno. medito al perché di questo mostro architettonico. non trovo ragioni serie per tutto ciò. una cittadella che sorge a 45 km dalla capitale, a 500 metri giusto fuori dall’uscita autostradale, eccessivamente fasulla e pacchiana, con le colonne di gesso che fanno finta di reggere l’architettura dei negozi, vuote, con le palme che manco fossimo a miami. il paese di valmontone non beneficerà manco di un nuovo turismo che dopo che uno s’è fatto tre ore di shopping non penso che ci sia pure la forza di passare altrove. mentre quanto a traffico ne ha beneficiato non poco. davanti all’outlet, stanno costruendo un parco divertimenti a tema; una ventina di scavatori e tir ribaltabili inghiottono e smucinano terra, sventrando di sana pianta una collina. intanto arriva nuova gente, accenti non romano-laziali, persino turisti non italiani da queste parti. passerei qui solo se avessi a disposizione 6 mesi di vacanza a roma, al 183esimo giorno. coppie nel parcheggio mangiano panini, rigorosamente portati da casa, come fosse un’allegra scampagnata; mangio merda ma torno con le buste, non fa una grinza. medito che se abitassi a valmontone metterei su una gang per venire a picchiarmi con altri giovini venuti apposta qui. medito anche che potrei farmi prendere dall’aeronautica, sganciare qualche missile su questo schifo di posto e poi chiedere asilo allo yemen. o ancora, che sia tempo per una nuova cacciata dal paradiso per lucifero e che cadendo sulla terra abbia come sua meta l’outlet di valmontone, facendolo diventare l’inferno dantesco sprofondato nella terra, a imbuto. ho come l’idea che se guardato dall’alto, magari da un satellite, l’outlet abbia la forma di un 666, come quello nascosto tra i capelli di damien (quello della maledizione di… ovviamente), prepariamoci, la venuta dell’anticristo è imminente. facciamoci trovare con buste alla mano.

postato da Il Male De Roma 08:13 |

martedì, maggio 10, 2005

...perchè è il simbolo della galera

bandiera nera la vogliamo no!

Ci siamo. Eccoti giunti agli anni di cristo. E cosa fare di nuovo ??? Niente; lui s’è fatto mettere in croce imitando lo skinhead dei Last Resort, il punk degli Unseen, roba mica da poco. Non ho intenzioni di emularlo, le croci sono una cosa già pesante da portare, pensa a fartici crocifiggere sopra. Opto per un pranzo da mia madre, che già di per se è una croce mica da poco. Chi sa cosa dicevano nel pre-avvento di cristo quando uno compiva trentatre anni. Probabilmente era un numero come un altro, i tre quarti di vita dell’uomo medio dell’epoca. Mah…live fast die young, insomma. Sarà…

postato da Il Male De Roma 09:37 |