mercoledì, aprile 30, 2008
Ci sono cose che nessuno ti dirà
ci sono cose che nessuno ti darà
sei nato e morto qua
nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità
Ecco, se ero un bancarellaro avrei fatto le magliette “rutelli non è il mio sindaco” venti giorni prima, per essere il primo a venderle in mezzo alla strada al popolo della destra che soffre lo strapotere dei comunisti. Me le sarei date in testa e sarebbero finite addosso a qualche bantù, arrivate nell’africa tramite missioni umanitarie. Si, continuo a non capire un cazzo di nulla.
Il panorama alemannico si paleserà con situazioni post-nucleari in cui roma, priva di ogni mezzo di sostentamento economico, sarà ridotta in macerie, gireranno solo i tassisti come moderni humungus e porteranno ordine sommario e sommari processi a mezzo investimento dei riottosi. Al posto della messa, verrà introdotta forzatamente la divinazione delle rune, soppresso il natale e innalzato a furor di popolo il solstizio d’estate. Teodoro Bontempo sarà ministro della guerra e la lotta grecoromana soffocherà la passione per la palla avvelenata presso la gioventù locale. Ogni anno la gita di pasquetta verrà fatta dai romani tutti in quel di albalonga a uccidere tutti coloro che vi si trovano (in realtà detenuti politici a mo’ di novelli cristiani nel colosseo…). All’anniversario della morte di tony augello si osserverà un giorno sano di silenzio. Giusva Fioravanti sarà assessore alla cultura. Ed antonio insabato gran maestro dei fuochi d’artifizio.
A questo punto ho voglia davvero di raggiungere le mie magliette rutelli non è il mio sindaco, se non dai bantù, anche i boscimani vanno bene

venerdì, aprile 25, 2008
We'll go marching on to win
With our boots we'll go marching in
And with our boots we'll go marching in
Fatico a mettere a fuoco il da farsi. Tra cui aggiornare questo posto virtuale qua. Ma il mondo va così, oggi ci siamo, domani chissà. Relativismo punk e fancazzismo. Nel frattempo faccio prosperare i ristoranti vegetariani di Londra, allargo la mia circonferenza e cago sangue e curry come nei libri di john king. Le frequentazioni in quel di Londinium non mi aiutano a capire il senso della vita. Da una parte un tot di gente che sa che vuole fare da grande, occupa posizione, guadagna, è visibilmente contenta di quello che sta facendo. Dall’altra c’è un tot di gente che è in stallo e campa alla giornata. Bisognerebbe ficcarsi in una posizione mediana tra i due, un vagone
intermedio, di quelli in cui sale parecchia gente; coloro che in stazione non hanno voglia di sgambettare troppo verso la testa o la coda.
Nell’imbarazzo del da farsi da grande, scarico film come un facchino, li metto la, attendendo il giorno dell’armaggedon o più probabilmente quello in cui farò i conti con il signor fastweb, o meglio, quello in cui il signor fastweb farà i conti con me. Riempio album di dvd carichi come cammelli, che vedrò comodamente nei prossimi anni. Suona un po’ di “ape operosa”. E non dite che levo soldi al cinema, perché slaughtered vomit dolls dubito sia mai stato in qualche sala…
Tra le notizie rilevanti c’è che un paio di settimane or sono mi sono fatto carico del destino del paese e dopo una decade sono stato a ritirare una bella scheda elettorale. Il posto deputato alla consegna, caso strano, è sito innanzi al fu mio liceo scientifico, che mi costò due anni supplementari di travaglio. Adesso il liceo è stato spostato altrove, visto che il quartiere non ha mai avuto abitanti ma solo posti di lavoro, già all’epoca, figurati adesso. Ed insomma, ritiro la mia bella scheda, mi faccio forza, il giorno dell’azione non mi guardo allo specchio perché alla fine mi vergogno un pochino pure io e vado ad esprimere il mio assenso per il papa boy, quello democratico. Un po’ di preferenze le devolvo anche agli altri trombati illustri, alle professorine coi capelli corti che tentano di portare avanti tradizioni culturali che sembrano morte, ed al presidente di circoscrizione che ha una moglie che occupa tre quarti dei miei sogni erotici, mia studente al corso di cucina. Tutta questa fatica alla fine, e vince l’altro innominabile demente e mi toccherà anche andare a presentarmi domenica, nuovamente, perché sennò ci tocca anche sorbirci l’imitazione di alemanno fatta da guzzanti; che secondo me si presta benissimo. Sull’altro democratico il comico ha già dato e suppongo che stiamo a posto così. O almeno spero.
L’innominabile demente invece ha osato spedirmi a casa il solito libro, stavolta circa le nefandezze dei sindaci comunisti della capitale. Il risultato, assemblato con vero taglia ed incolla di cronaca nera da Messaggero, è un qualcosa che assomiglia al più turpe Cronaca Vera. Questa caduta nel trash più delirante è quasi meritorio di stretta di mano, di voto no, dio belzebubba ci scampi e liberi, che già mi rode il culo di presenziare nuovamente in un loculo a dare la mia preferenza ad alberto sordi il democratico. A voi non roderebbe. Però quando la macchina di quartiere del pupazzo del neoliberismo ex camicia nera mi passa davanti casa con inno mameliano anni 40 sparato a palla, alla fine qualche prurito viene anche a me.
Resta comunque il fatto che è finita l’era degli uomini e comincia ora il tempo degli orchi. Sono pronto a vendermi al miglior offerente!

mercoledì, marzo 12, 2008
I was so fucked up
I was so screwed up
I was so jacked up
Ho scientificamente provato che una dieta giornaliera a base di caffè, biscotti, crema spalmabile alla nocciola, pasta, tofu affumicato, cioccolato caldo, ceci produce diarrea intorno alla mezzanotte. Siete avvisati. E se per caso TG salute volesse fare un servizio su questo, io sono disponibile a dire la verità, il contrario della verità, a dichiarare di essere il figlio segreto di Ciarrapico e che faccio prostituire mia figlia di 4 anni per tirare acampà.
Dopo la bolletta del gas della casa in cui non vivo ma pago di 400 e passa euro ho deciso che la vita è una merda e se voi avete a che fare con imprese private di fornitura gas probabilmente siete al pari del mondo.
Mi barcameno ancora tra discame vario, catering e rifornimenti alimentari. In due giorni e 25 ore totali di lavoro ho messo insieme un catering per 150 persone. 150 persone che facevano parte di una congrega della Sinistra Arcobaleno. Avrei potuto mettere dei volantini del Mutuo Sociale dentro al cous cous tanto per creare un clima elettorale rovente. Ma poi ho lasciato stare che giovedì ne ho un altro e 50 euri in più in tasca di sti tempi (in cui ti arrivano 400 euri e passa di gas ogni due mesi in una casa in cui non vivo ma pago…) sono una bengodi. Dopo giovedì ho qualcosa da fare anche sabato. Dopo sabato invece programmo di andare a fare la concorrenza ai travestiti sotto al fungo dell’ eur, sempre che sia ancora li il luogo giusto.

mercoledì, febbraio 27, 2008
non siamo mica in Africa
porti i capelli lunghi
ma devi fare pratica
sei sempre fuori tempo
così mi uccidi l’Africa
che avrà pure tanti problemi
ma di sicuro non quello del ritmo

sabato, febbraio 09, 2008
...abbiamo innalzato le barricate,
le sporche azioni saran pagate!
Scrivo a fatica. Leggo a fatica. Mi annoio. Sono non-produttivo. Sono decisamente in stand-by. E l’attendismo non aiuta affatto. Anzi, mi rode dentro; perché non saper bene di che morte morire non fa bene alla salute. “Io penso positivo perché son vivo perché son vivo”… si, ma io ascolto il black metal e non posso pensare positivo, che ci sia un minimo di coerenza, perbacco! Poffarre!
Da Natale a questa parte i miei due poliziotti di quartiere sono stati issati su due cavalli. Essi girano per il summenzionato quartiere cagando come si conviene ad un paio di quadrupedi pesanti più o meno una tonnellata. Ovviamente nessuno sbriga quella faccenduola di far fuori quei dieci chili di merda cavallina a botta. Viviamo in un mondo pieno di gente geniale. Resta anche da vedere a che pro un poliziotto di quartiere venga issato su un quadrupede. Magari vede meglio da due metri e mezzo di altezza invece che uno e ottanta? Potrebbe correre dietro a malandrini più velocemente invece che farlo a piedi? In quindici anni di quartiere non ho mai visto alcun poliziotto correre dietro a nessuno. Sinceramente trovo la cosa bizzarra e senza senso quasi quanto i poliziotti di stazione termini costretti a girare su quel piffero a due ruote, mentre tutti i passanti trattengono i risolini al loro passaggio. Poi è giusto se uno aspiri ad uno guerra civile.
Questo è quanto mi sovviene stamattina, prima di andare a lavoro. Mi sono spremuto ed è venuto fuori questo. Tutto qua. Si, è veramente poca cosa. “e’ intelligente, ma potrebbe applicarsi di più”, raccontavano i professori a mia madre una ventina d’anni fa. Forse era una simpatica perifrasi per farle presente che suo figlio ha la segatura nel cervello. Ed è ovvio che a distanza di lustri la segatura rimane tale, anzi con quell’umidità lì dentro, come minimo marcisce.

venerdì, dicembre 21, 2007
A FLASH OF LIGHT
YOU KNOW YOU'RE NOT GOING HOME TONIGHT
BE IT JACK OR SWITCH
DOCTOR'S OR MIND
NOWHERE TO RUN, EVERYWHERE YOU'LL FIND
YOU CAN'T ESCAPE
FROM THE BED YOU'VE MADE
WHEN YOUR TIME HAS COME, YOU'LL ACCEPT THE BLADE!
Pensavo di essere più celere, invece no. Pensare è una cosa brutta, pensare male poi…
In ogni caso…
Correva un martedì di un tre settimane or sono. Era da poco passata la mezzanotte ed il mio padrone ed il sottoscritto si cimentavano nelle pulizie notturne del locale; la clientela se ne era già andata da una buona mezzora. Quand’ecco che alla vetrata appare il volto de IL VICINO. Già perché la parete finale del locale, ci separa da un vicino. Il vicino inizia ad apostrofare male il mio superiore (tale solo perché padrone del posto e me-pagante, beninteso), allorché quest’ultimo gli risponde per le rime, ma senza usare parole particolarmente crude. Non andandosene affatto il vicino, lamentandosi di un rumore, che a noi non pare tale, anche perché la clientela se ne è andata da un bel po’, il boss si decide a farla finita chiamando le forze dell’ordine. Mentre il boss parlava pacatamente con qualcun’ altro al telefono, probabilmente in uniforme, il vicino urlava nella cornetta “c’è la musica, non mi fanno dormire!”, tanto per rendere chiara la questione. Attendendo l’ordine e le di lui forze, il vicino passa dal frastornato al pazzo, con tanto di tentativo di mettere le mani al collo del boss, tentativo poi neutralizzato dall’arrivo di moglie e figlio de IL VICINO. Il figlio del vicino riuscirà a tenere a bada il padre sessantenne per buoni 5 minuti sani e rendere vani una dozzina di tentativi di assalire il mio boss. Tutto ciò sotto i calmi e pacati occhi suoi e miei, perché alla fine, non ce lo deve dire la bibbia che è meglio essere calmi in queste situazioni che accollarsi qualche capo d’accusa per aver spaccato uno sgabello in testa ad un vecchio sessantenne rincoglionito. Se lo avesse solo trattenuto il padre rincoglionito, questo cavolo di figlio avrebbe fatto la sua bella figura ma evidentemente il germe della demenza in famiglia brulica, anzi galoppa. Mentre afferrava cotanto genitore, egli si scagliava verbalmente contro il negozio ed il suo gestore, esagerando le male parole al limite del pornografico. Giunsero quindi ben due (2) volanti, per ben 4 (quattro) agenti. Si chiusero con il boss per una quindicina di minuti nel locale per fare il punto della situazione. Nel frattempo, io che ero fuori a fare su e giù, cercando calore nel poco movimento in una notte fredda, che ormai segnava l’una o quasi, stavo in buona compagnia del terzetto; saggiamente il padre da dietro le vetrate aggiungeva anche “jo’ messo le mani al collo, uno de sti giorni lo aspetto dietro l’angolo e je do’ na’ bastonata in testa”. Il figlio del vicino ci metteva del suo, insultando il posto. Cosa strana, visto che non conosceva nemmeno la tipologia del locale, il locale che gli da tanto tormento… mah. I tutori dell’ordine escono dal negozio, concedono 4 minuti al terzetto e li liquidano velocemente dicendo di fare un esposto, casomai. Mentre gli agenti stavano già con le portiere aperte, IL VICINO giocherà la sua carta geniale; si butterà per terra davanti alla vetrata del locale gridando “mi sta ammazzando, io non dormo più, sto male…” a squarciagola, come se mezzo vicinato non avesse sentito le performance di poco prima. Infastiditi gli agenti, sbrigativi, “benissimo, chiamate l’ambulanza che lo portiamo al pronto soccorso”. Al che la moglie si riprenderà sotto braccio il vicino, se lo porterà a passeggiare per la via mentre il prode figlio del vicino rimarrà davanti alle vetrine per buoni 10 minuti, fino a che noi non abbiamo finito le nostre pulizie. Chiuderemo, farà dieci metri dietro di noi, alle nostre spalle, promettendo vendetta, mentre il vicino all’altro capo della strada, continuerà ad inveire, tipo cane con la rabbia. Un chiaro esempio di come passare da cretini pur essendo dalla parte del giusto, forse…
Ah, poi se uno gira con un martello in tasca dovrebbe essere giustificato.
Anche perchè IL VICINO ormai è solito aggirarsi per la via nottetempo, attendendo la chiusura del locale.
E per la cronaca, è riuscita ad arrivare prima fastweb a casa, che io a mettere questo post online...
lunedì, dicembre 10, 2007
Keep your distance, walk away, don't take his bait.
Don't you stray, don't fade away.
Watch your step, he's out to get you, come what may.
Don't you stray, from the narrow way.
Ritorno del computer nel former bunker soa. La sedia girevole che sta qua non mi sembra quella che avevo lasciato dentro casa. Con la vecchia sbattevo le ginocchia sotto al tavolo, con questa sembro il grande puffo al tavolo da pranzo del colosso di Rodi. Ma bisogna adattarsi, immagino. Soprattutto alla stronzaggine degli ex affittuari.
Il ritorno del computer nel bunker soa significherà anche un maggiore aggiornamento del blog soa. Volenti o nolenti. Attendo con trepidazione anche l’avvento del signor fastweb nel bunker così da unirmi alla pirateria video, finalmente.
Negli ultimi tempi ho talmente da fare che non ricordo nemmeno quali esilaranti gags siano accadute al vostro scrittore preferito dopo magnus e bunker. Il da fare non è mai cosa buona e giusta, beninteso. Preferirei stare qua a fare l’ereditiere. Tuttavia il da fare è strettamente correlato alle gags, perché se stavo qua e basta, di sicuro succedeva poco.
Così alla rinfusa… Il primo giorno che avevo una mezza giornata libera dopo tre mesi, ero ben contento di cucinarmi per i santi cavoli miei nella privacy del bunker; così apprestandomi a gustarmi un tre etti di penne integrali con zucchine, pomodoro ed alghe wakame, mi incamminavo verso la sala con televisore; pasta, Conte di Cagliostro di Ciprì e Maresco, rotto libero, scoreggia manco a dirlo. Cosa volere di più? Incamminandomi, dicevo, il piatto smottò perigliosamente dal vassoio plastico su cui posava, per andarsi a riversare per un quarto sul nudo pavimento e per tre quarti sulla parte inferiore del muro appena ripitturato, a caro prezzo, della cucina. Con tanto di alghe attaccate, in verticale. Dopo bestemmie barie in direzione di qualsiasi santo di qualsiasi religione con santi disponibili, una sommaria pulizia del luogo ed un pranzo in velocità dal locale Mustafà (il famoso Circasso qua descritto un par di anni or sono…) torno a rivedere il capolavoro di arte dadaista; unto e bisunto su muro azzurro. Eccellente. Di qui ricavo elucubrazioni quali: era meglio lavorare, era meglio andare direttamente da Mustafà, era meglio morire da piccoli, ciprì e maresco portano sfiga.
Ad ogni modo, ho in serbo altre gags, per la prossima volta, che adesso vado da Mustafà; ho imparato la lezione…

lunedì, novembre 05, 2007
You have a voice --- Express your anger
You have a mind --- Deny Their power
You have two eyes --- know your enemy
You have one life --- the choice is yours!
Lavoro ancora di più rispetto all’ultimo post. Pensavo di non arrivare a tanto. Invece si. Chissà perché. Chissà anche se il mio datore di lavoro sa, si accorge, fa finta di niente, oppure non sa. In ogni caso io sono padrone della situazione mentre lui sembra sempre un pesce fuor d’acqua. Anzi, forse più una salamandra.
Lavorare fa male. Ma se fai qualcosa che ti piace fa meno male. Sempre che si riesca a far piacere il lavoro anche alla schiena ed alle piante del piede, che di solito sono dure di comprendonio ed un po’ testarde.
Quanto al bel mondo musicale mi sono abbastanza rotto le palle. Sarà che negli ultimi sei mesi di vitalità ridotta quasi all’estrema unzione, sono riuscito a litigare con non so quante persone, per motivi quasi tutti riconducibili ai soldi… ovviamente non dati o nella migliore delle ipotesi, dati dopo un anno. Eh si che siamo punk, ma all’enel non frega nulla della nostra appartenenza a qualche sottocultura giovanile o post-adolescenziale nel mio caso, un po’ naif.
“noi stiamo lavorando” mi scriveva uno degli insolventi quando gli facevo notare che non si deve per forza fare le ronde intorno al suo bel negozio per farsi dare i soldi. “stiamo lavorando”. Io invece solitamente pettino i fili d’erba del prato e annaffio le camelie. Dopo la sua missiva mi è venuta voglia di andare a fare sì le ronde intorno al suo bel negozio. Ma io son nato non belligerante e preferisco ignorare chi pensa di sapere a tutti i costi come rapportarsi con il prossimo (soprattutto
quando il prossimo è un creditore…). Fatto sta che se uno si esacerba di ste’ rotture di cazzo, alla fine è pure lecito che pianti tutto e trovi più elettrizzante pelare patate che fare il punk a vita, o no?
Poi fate come credete. Magari c’avete il castello del daddy in cui fare i concerti e pochi problemi economici ad amareggiarvi e non farvi dormire, quindi vai col tango. Ma poi si dorme bene anche con i problemi. Alla fine.
C’avrei anche da relazionare su una bella telefonata ricevuta da un vecchio araldo di un paio di gruppi pseudo-famosi italici che questuava monetariamente il sottoscritto a mo’ di pizzo, ma questa me la riservo ancora per un po’. Sarebbe una bella intro su un possibile intro su quanto sia demenziale in punk, per certi verdi.
Anche per questo, preferisco il viking metal!
certamente!
lunedì, settembre 24, 2007
e chissenefrega se i posts so' doppi. mica stiamo nella cappella sistina qua, dio tapiro!
Am I dreaming, am I alive,
the final war, I did survive
One of the chosen. One of the few.
A world in ruins because of who
Festeggio oramai le mie circa 50 ore di lavoro settimanali, in piedi. Per essere stato un toni negri dell’hc (qualcuno cosi’ scherzosamente mi definì) che ormai lavorava (poco) comodamente dal computer, fino a fare un lavoro stressante e soprattutto fisico, non è un (tra)passo da poco. Praticamente passo la mia domenica zombificato e catartico, tra il letto ed una microscopica attività fisica ridotta allo stretto lillipuziano necessario. Dovrei fare altro il lunedì ma in realtà si combina poco o niente. Sarà che su quelle 50 ore di lavoro ce ne sono solo 30 di sonno a rendere il tutto più complesso ed anche coniugato.
Oltretutto, ritorno in grande stile nella palestra dell’ardimento, in cui parecchio e parecchi son cambiati, vecchi falcidiati dall’ alzheimer, istruttori passati alle cronache nere, nuovi istruttori si avvicendano, nuove signorine fanno il tapis roulant alle 7.30 del mattino, con somma gioia del sottoscritto che le guarda sottecchi dalla shoulder press. Anzi, guarda le loro terga di sottecchi.
Se uno fosse un minimo scaltro si potrebbe dar da fare. Oltre al cambio di attività lavorativa, sono globalmente proiettato in un mondo sociale e soprattutto femminile. Calcolando che tre quarti della clientela del posto in cui presto il mio onorato e poco pagato servizio è femminile e femminile è la frequentazione della palestra dell’ardimento alle 7.30 del mattino, potrei spassarmela come rodolfo valentino. Ma rodolfo valentino, buon per lui, non ascoltava il viking metal né era pervaso da spirito hardcore anni ’80 ed andava alla grande, mentre il sottoscritto incassa incessanti complimenti per il suo lavoro (e non solo) senza saper bene che farsene, che poi non fanno nemmeno curriculum. Da un mese a questa parte ho messo da parte svariati complimenti per l’età, un paio di “sei l’uomo da sposare”, una ventina di sorrisi vari ed assortiti, ho dovuto raccontare la storia della mia vita ad una bella donzella moldava di una quaranticina e soprattutto un “sei stupendo” alle tre del mattino della notte bianca, da una matta artista over trenta vestita come un uovo di pasqua; inutile dire che mi ha lasciato con molti interrogativi e notti insonni.
Inizio a comprendere i ritmi della ristorazione; continuo a non capire invece la metodica del mio capo, secondo me poco consona al tipo di lavoro. Ma con i “se il posto fosse mio” sono lastricate strade ed autostrade e quindi tocca rimettermi in riga secondo la gerarchia del due di coppe quale io sono. Arriverà prima o poi il giorno in cui figurerò come re di denari. Ma i re di denari durano poco, la storia insegna.